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I casi di phishing sono in costante aumento. Riportiamo alcuni dei casi che la nostra Associazione ha affrontato e che si sono conclusi positivamente.

Una nostra associata, dopo aver tentato senza successo di associare il proprio cellulare all’home banking presso lo sportello bancomat della sua filiale, ha ricevuto un messaggio sms che le comunicava il blocco della carta a causa di problemi di sicurezza e la invitava a cliccare su un link per riabilitarla. Il link si collegava ad una pagina web di grafica identica al sito della sua banca nella quale le veniva chiesto di inserire i propri dati personali come il numero della carta di credito, il codice cvv, il numero di telefono; poco dopo la donna riceveva un sms con richiesta di inserire un codice a 6 cifre per verificare l’utenza telefonica. Successivamente, la nostra assistita ha ricevuto una chiamata da un numero verde nella quale un interlocutore si presentava come operatore della sua banca comunicandole che stava sbagliando la procedura e per rimediare le chiedeva di inserire il codice a 4 cifre ricevuto la mattina presso lo sportello bancomat. Infine, l’interlocutore le ha chiesto di disinstallare l’app della banca e di non rientrare nel suo profilo fino alla ricezione di un nuovo sms di installazione.
Senza alcun sospetto, la signora effettuava diligentemente le operazioni richieste.
A fine giornata la signora ha ricevuto però un’altra chiamata, stavolta dalla sua vera banca, che le chiedeva di confermare l’avvenuta esecuzione di tre operazioni sospette: la donna ha disconosciuto le operazioni ed è stata invitata a sporgere denuncia.
Cosa è successo? Il messaggio ricevuto dalla signora conteneva il link per un sito c.d. “civetta”, costruito in modo da assomigliare al sito originale ma controllato completamente dai truffatori: l’inserimento dei propri dati personali e la comunicazione dei vari codici ha portato al compimento della truffa.
La signora, consigliata dalla Polizia Postale, si è rivolta al nostro consulente che ha inviato per lei una lettera di contestazione alla banca chiedendo il rimborso della somma sottratta. Dopo il riscontro negativo da parte della banca, abbiamo presentato ricorso presso l’ Arbitro Bancario e Finanziario, che ha deciso per la restituzione dell’intero importo sottratto dai malfattori, ben 8.350 €.

Un altro caso di phishing si è verificato alla fine dell’anno scorso, quando un nostro associato ha ricevuto un’email, apparentemente dalla sua banca, che chiedeva di aggiornare il numero di cellulare cliccando sul link riportato nel messaggio. Dopo aver registrato il numero, l’uomo ha ricevuto un altro messaggio che gli comunicava l’avvenuta modifica del numero di telefono associato alla sua carta. Circa una settimana più tardi, guardando il proprio estratto conto, si è accorto di un addebito non autorizzato di 1.794€. Immediatamente, ha provveduto a bloccare la carta e ha sporgere denuncia ai Carabinieri. Con l’aiuto del nostro consulente, il nostro associato ha inviato una lettera di reclamo per disconoscere l’addebito e ottenere il riaccredito della somma. Anche lui, come nel caso precedente, ha ricevuto un riscontro negativo, per questo motivo, abbiamo deciso di rivolgerci all’Arbitro Bancario e Finanziario. Secondo l’ABF, il sistema di autentificazione per effettuare i pagamenti online della banca in questione è insufficiente per la prevenzione delle truffe informatiche, rispetto al tessuto normativo vigente ed alle esigenze di protezione della clientela. Dunque l’Arbitro ha accolto il ricorso e ha disposto il rimborso dell’intera somma sottratta.

I casi precedenti si sono risolti grazie ad un ricorso all’Arbitro Bancario e Finanziario, un organismo che decide controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari (ad es. conto corrente, mutuo, prestito personale) e di pagamento. È un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie che consente di risolvere, mediante un ricorso, liti tra clienti e intermediari bancari o finanziari in modo più rapido e meno oneroso rispetto al giudice. Decide chi ha ragione e chi ha torto sulla base della sola documentazione presentata dalle parti, applicando il diritto. Presentare ricorso all’ABF è sostanzialmente gratuito, a parte 20 € che verranno restituiti in caso di decisione favorevole (anche solo in parte) a chi presenta il ricorso. Inoltre, non richiede l’assistenza di un avvocato o di altro professionista. È facile da attivare, utilizzando il portale online che è una delle condizioni per rivolgersi al giudice. È più rapido rispetto alla giustizia ordinaria.

Chi può rivolgersi all’ABF per avviare un ricorso?

Il ricorso può essere presentato da chi ha o chi ha avuto un rapporto contrattuale oppure è entrato in relazione con un intermediario per la prestazione di servizi bancari e finanziari o di servizi di pagamento. Chi presenta ricorso deve indicare se agisce in qualità di “consumatore” o “non consumatore”. Il “consumatore” è la persona fisica che opera per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta, in caso contrario, si parla di ricorrente “non consumatore”.

Per approfondire meglio l’argomento delle frodi informatiche, come riconoscerle e come tutelarsi, ascoltate il podcast! Altri articoli con tag “truffe”

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