You are currently viewing La crisi economica: le scelte sbagliate e classiste di un Governo inadeguato

Ogni italiano negli ultimi anni ha sentito parlare di “deficit”, “debito pubblico”, “disavanzo di bilancio” fino alla nausea, senza che nessun governo muovesse mai un dito. Addirittura il problema era ricorrente in quantità minori anche ai tempi di Giolitti e di Quintino Sella. Ma allora perché ora il problema, che è quello di sempre, è diventato all’improvviso così cogente, pregnante ed urgente, tanto da costringere un governo che mai avrebbe voluto farlo a prendere provvedimenti in ogni caso impopolari?
La risposta non è una sola, ma un mix incredibile di avvenimenti che, in ordine sparso, cerchiamo di esaminare.

  1. Come è evidente, non si tratta di una crisi solo italiana, ma riguardante tutto l’occidente: infatti anche gli Stati Uniti, oltre che quasi tutti i paesi europei di area euro, hanno problemi simili.
  2. La crisi greca ha sicuramente spaventato tutti i creditori di quel paese. La Grecia, come noi, non ha grandi risorse naturali e, peggio di noi, ha poche industrie per cui deve necessariamente importare molto e può esportare poco, se non turismo. Di qui le sue difficoltà, e la paura dell’Europa è che la stessa cosa possa capitare anche all’Italia. Una cosa simile danneggerebbe mortalmente l’area euro, alla quale ormai gran parte dell’Europa è legata. Pertanto è assolutamente necessario che i nostri titoli del debito pubblico godano di maggior fiducia e che il deficit venga ridotto.
  3. A complicare questa già complessa situazione c’è il periodo di transizione che stiamo attraversando. E’ quello dovuto alla progressiva perdita di egemonia del dollaro. Quando è iniziato il tramonto del dollaro l’euro non è stato capace di prendere il suo posto. Ma fino a quando la gara era tra le due valute tutto rientrava nella norma. Le cose si sono complicate quando è prepotentemente entrata nella gara la Cina. E’ stata proprio lei, tra l’altro, che ha osteggiato la sostituzione a livello mondiale del dollaro con l’euro, perché nelle sue casse conserva una quantità incredibile di titoli del debito pubblico statunitense in dollari, per cui l’improvvisa svalutazione di questa moneta le provocherebbe un gravissimo danno finanziario..  D’altra parte l’economia reale cinese non è ancora in grado di conquistare l’egemonia mondiale e pertanto nemmeno lo yuan è pronto a scansare il dollaro. Dobbiamo aspettare non solo che la Cina abbia acquisito massicciamente la tecnologia sufficiente ad egemonizzare il resto del mondo, ma anche che abbia trasformato il cartaceo in suo possesso, cioè i titoli americani, in fondi sovrani, ovvero in ricchezze reali presso altri paesi. Solo allora i termini della gara tra valute saranno più chiari e vincerà la migliore. Ecco perché fino a quel momento l’euro non può permettersi di non essere all’altezza delle altre valute.
  4. Queste le ragioni per cui il nostro governo questa volta, seppure riottosamente, è stato spinto e costretto ad intervenire.

Quanto alla correttezza degli interventi, peraltro non ancora definiti al momento in cui queste  note vengono  formulate, è sotto gli occhi di tutti l’assoluta mancanza di incoraggiamento della ripresa economica. Infatti siamo in presenza di tassazioni selvagge ed indiscriminate che colpiscono maggiormente le classi meno abbienti e soprattutto i contribuenti già noti e stranoti, dai quali è più facile spremere il massimo, mentre non sono presenti aiuti all’occupazione o investimenti lungimiranti che possano rilanciare l’occupazione. Anzi, tanto per infierire sulla classe operaia, sono state rinforzate le norme che facilitano i licenziamenti.  Quanto alla lotta all’evasione fiscale è sufficiente ricordare che solo ora (2011) qualcuno si è accorto che la maggior parte dei contribuenti che hanno accettato il condono tombale del 2002 hanno pagato la sola prima rata, tralasciando le altre che solo ora, forse, saranno richieste, scatenando sicuramente una serie di ricorsi per prescrizione.  Questo la dice lunga sulla serietà con cui la lotta all’evasione  potrà essere intrapresa.
Per quello che riguarda il lavoro, dall’osservatorio consentitoci dai nostri punti di ascolto e tutela con i cittadini consumatori rileviamo uno spaventoso aumento di chiusura di piccole imprese, con conseguente perdita di lavoro. Questo ha provocato grande insolvenza nei confronti di banche e finanziarie che, dopo aver pazientato per qualche mese, stanno ora iniziando massicciamente operazioni di ricupero dei propri crediti. Ed il governo sembra ignorare allegramente questi eventi infierendo duramente su chi è già in condizioni disperate.
Gustavo Tortoreto: collaboratore Federconsumatori

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